13 Aprile 2024
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Autonomia, connessione e parental monitoring in adolescenza: il difficile ruolo dei genitori tra bisogno di indipendenza dei figli e adeguato controllo genitoriale
di Alessio Ceccotti

CONSULENZA E SOSTEGNO PSICOLOGICO
scritto da Alessio Ceccotti il 13-02-2024 16:39
L'adolescente è colui o colei che oltrepassando lo spartiacque della pubertà si imbarca nella travagliata transizione dallo stato di bambino a quello di adulto. Considerare questa transizione come travagliata offre l'idea di un attraversamento non scorrevole, assolutamente non facile e non prevedibile nelle varie vicissitudini che ne andranno a costituire una storia unica. Unica nel senso che se da una parte è corretto parlare di adolescenza per cogliere e riflettere sugli aspetti generali che riguardano tale tappa dello sviluppo, è anche vero che ogni adolescente racconta una personale storia di gioie e dolori del periodo della sua vita più determinante per il senso che successivamente riuscirà a trarne. In effetti, di fronte al rischio di una omologazione delle discussioni e dei dibattiti sull'adolescenza, è necessario portare in primo piano il bisogno primario di una soggettivazione delle storie adolescenziali.
Obiettivo generale di ogni adolescente è infatti quello di incamminarsi in un percorso di costruzione dell'identità all'interno del ciclo di vita, percorso che come ben spiegato dai teorici dello sviluppo psicosociale è caratterizzato normalmente da un periodo di confusione. Una confusione necessaria, spazio temporale nel quale i ragazzi esercitano le nuove competenze da poco emerse: modificazioni corporee, cognitive e socio-affettive. Lo scatto di crescita, la comparsa dei caratteri sessuali secondari che segnalano la disposizione ad un confronto diverso, nuovo, con i coetanei dell'alto sesso, il ragionamento ipotetico-deduttivo che dà il via al diritto di critica e all'assunzione di propri punti di vista, l'acquisizione di competenze emotive che faranno da base per legami amicali contraddistinti da reciprocità, rappresentano insieme un nuovo profilo che attende solo di mettersi all'opera. Esercitare questo nuovo profilo di competenze significa metterlo alla prova in differenti contesti e situazioni che si offrono intorno ai ragazzi e alle ragazze. Contesti e relazioni costituiscono la cornice entro la quale va in scena la “moratoria psicosociale”, che, come afferma Erik Erikson, è un periodo caratterizzato necessariamente da confusione d'identità e dalla dimensione della sperimentazione. Diventare adulti vuol dire fondamentalmente mettersi in gioco, cadere, rialzarsi, vivere frustrazioni e gioie sulla scorta delle esperienze via via affrontate.

Il fatto che il percorso della costruzione di una identità adulta si snoda in più contesti e in differenti relazioni ci deve portare ad affermare che sarebbe scorretto attribuire responsabilità unidirezionali e lineari rispetto al benessere dei ragazzi divenuti adulti. Tale affermazione tuttavia non deve neanche intendere una tolleranza ad una diffusione delle responsabilità. L'etica della cura riguarda tutti coloro che in qualche modo vanno a ricoprire il ruolo di Educatore. Educatore è il genitore, è il nonno, è l'insegnante, è il parroco, è il mister della squadra sportiva. Come ci ricorda Urie Bronfenbrenner, l'ambiente di sviluppo può essere raffigurato con una serie di cerchi concentrici dove al centro sta l'individuo nella sua tappa evolutiva. Nel primo cerchio troviamo i microsistemi che rappresentano i vari contesti nei quali il ragazzo vive interazioni dirette e continuative, come appunto la famiglia, la scuola, il gruppo sportivo, la parrocchia, ecc. Nel secondo cerchio troviamo i sistemi di interazione tra i microsistemi. Il concetto che deve pertanto passare è di una funzionalità del sistema nel momento in cui riesce a svolgere nei confronti del ragazzo in crescita un'azione educativa diretta e al tempo stesso interagente. Il progetto educativo che si apre intorno all'adolescente parte sicuramente dalla famiglia ma non si limita ad essa. Dalla famiglia trampolino di lancio che inizia ad osservare da lontano i primi movimenti autonomi del ragazzo agli altri microsistemi che via via rappresentano luogo di conquiste e di crescita del ragazzo che si appresta a diventare un giovane adulto, domina un contesto socio-affettivo di complessità necessario per questa delicata quanto fondamentale tappa dello sviluppo.

E' il funzionamento di tale contesto che sarà determinante per lo sviluppo di un individuo adulto sano e orientato nel mondo che lo attende e in cui troverà un suo posto. Il genitore responsabile non può e non deve impedire al figlio adolescente i movimenti in uscita dalla famiglia e neanche mantenere uno stile genitoriale che più si addice alla ormai trascorsa tappa dell'infanzia. Difficile compito dei genitori in questa fase è lasciar andare il figlio nella sperimentazione dell'autonomia, rispettando, come ci ricorda Eugenia Scabini, il desiderio di indipendenza senza disconoscere il bisogno di vicinanza e intimità. Vicinanza, intimità e connessione sono indispensabili anche se si pensa alle preoccupazioni frequenti dei genitori, relativamente alle frequentazioni e alla possibilità, sempre dietro l'angolo, che i ragazzi si possano trovare coinvolti, più o meno direttamente, in comportamenti a rischio. Passaggio inevitabile verso l'età adulta è il tempo trascorso al di fuori di contesti monitorati direttamente da adulti, come la famiglia, la scuola, il gruppo sportivo o religioso. Quando i ragazzi passano del tempo con i coetanei, senza essere osservati e guidati dagli adulti, seguono dinamiche relazionali proprie e talvolta modi nuovi di relazionarsi e di comportarsi. Questi spazi rappresentano una sorta di palestra per gli adolescenti e costituiscono in qualche modo un territorio dove l'adulto non entra. Almeno direttamente. Una pratica educativa funzionale da questo punto di vista è rappresentata dal parental monitoring, un'espressione che troviamo tradotta in italiano in vari modi ma che significa sostanzialmente monitorare e supervisionare i movimenti in autonomia dei figli, con lo scopo principale di limitare l'esposizione a rischi. L'obiettivo dei genitori in tal senso è il conoscere, il sapere, quanto i ragazzi sono al sicuro e si muovono in contesti non a rischio. Tale necessità la si raggiunge generalmente mediante una supervisione genitoriale efficace. Una modalità considerata funzionale è il favorire l'apertura spontanea del figlio, evitando stili basati primariamente sull'autorità nel chiedere direttamente informazioni, così come l'imposizione di rigide regole e restrizioni. In letteratura si parla di adolescent self disclosure per riferirsi proprio alle situazioni nelle quali il figlio spontaneamente si pone in una relazione di disponibilità e di apertura riferendo così aspetti e informazioni delle sue esperienze con i gruppi dei pari, non perché queste informazioni sono richieste direttamente, ma perché il clima affettivo e relazionale lo predispone alla condivisione. Un adeguato equilibrio nelle modalità relazionali che sappiano integrare il processo di auto-apertura con interventi di maggiore sollecitazione (richieste dirette di informazioni), questi ultimi soprattutto nei primi anni dell'adolescenza e nella pre-adolescenza, risulta generalmente predittivo di un basso coinvolgimento in comportamenti problematici.


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE


ALBIERO P. (2021). Il benessere psicosociale in adolescenza. Prospettive multidisciplinari. Carocci Editore. Milano.

BRONFENBRENNER U. (1986). Ecologia dello sviluppo umano. Il Mulino. Bologna.

CAMAIONI L., DI BLASIO P. (2007). Psicologia dello sviluppo. Il Mulino. Bologna.

CONFALONIERI E., GRAZZANI I. (2021). Adolescenza e compiti di sviluppo. Unicopli. Milano.

ERIKSON E. (2018). I cicli della vita. Continuità e mutamenti. Armando editore. Roma.

SCABINI E. (1995). Psicologia sociale della famiglia. Sviluppo dei legami e trasformazioni sociali. Bollati Boringhieri. Torino.

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